Made in China 2014, un anno di Cina al lavoro

Pubblicato il terzo numero di “Made in China”, il dossier annuale di ISCOS e Cineresie sulla Cina al lavoro, ovvero sul mondo del lavoro in Cina.

Perchè “Made in China”? Per la crescente importanza della realtà cinese nell’economia globale e le relative conseguenze per lavoro e diritti, ISCOS, in collaborazione con il blog Cineresie.info, si è fatto promotore di una newsletter focalizzata sugli aspetti sindacali, sociali, economici e giuridici della situazione lavorativa in Cina. Made in China è uno speciale annuale che nasce da quest’esperienza con l’obiettivo di facilitare ulteriormente la diffusione delle informazioni su una realtà complessa come quella cinese. Questo nella consapevolezza che in un mondo sempre più globalizzato è importante conoscere e comprendere le dinamiche internazionali al fine di difendere in maniera più efficace i diritti dei lavoratori a livello sia locale che globale.

Ivan Franceschini, autore di Made in China 2014 insieme a Tommaso Facchin, ci presenta così l’edizione 2014: “Leggendo queste pagine, scoprirete come il 2014 abbia portato alcune novità per i lavoratori cinesi. Sul fronte delle buone notizie, a parte l’introduzione di alcuni miglioramenti a livello legislativo, quali un emendamento alla Legge sulla Sicurezza sul Lavoro, le autorità di Pechino hanno confermato l’intenzione di procedere con una riforma graduale del sistema della registrazione famigliare, il cosiddetto hukou. Stando a una serie di documenti ufficiali pubblicati nel corso di quest’anno, con l’eccezione di alcune mega-città, saranno presto eliminate quelle barriere che oggi impediscono a decine di milioni di migranti di usufruire dei servizi pubblici nei centri urbani in cui lavorano. […] Purtroppo però le ragioni di preoccupazione non sono poche. A margine delle riforme, nell’anno appena passato le autorità cinesi hanno intrapreso ancora una volta una campagna di intimidazioni e violenze ai danni delle organizzazioni della società civile attive nel campo del lavoro. […] Ugualmente preoccupanti poi sono i nuovi segnali di chiusura sulla questione del diritto di sciopero, espunto in fase di stesura da un regolamento sulla negoziazione collettiva recentemente adottato nella provincia del Guangdong, così come il rallentamento nella crescita dei salari, con neppure due terzi delle provincie e municipalità cinesi che hanno innalzato il salario minimo negli ultimi dodici mesi.”

Oltre a raccontare la Cina, in questa edizione di Made in China, gli autori hanno anche aperto una “finestra sull’Asia”. All’interno del dossier sono quindi presenti dei focus su Cambogia, Vietnam e Birmania.

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