Nella frontiera dell’Amazzonia brasiliana

di Manlio Masucci

Pubblicato in origine su Conquiste del Lavoro del 24-25 maggio 2014
link alla versione originale (pdf) nell’archivio di Conquiste del Lavoro
 

conquiste-24-25mag14-recensione-masucci-bem-viver-collana-iscosCooperazione sindacale come strumento di promozione della solidarietà internazionale fra lavoratori e come veicolo di affermazione di diritti sociali e umani. Il supporto che i sindacati dei paesi occidentali offrono ai lavoratori nei paesi in via di sviluppo non è operazionefine a se stessa ma si inquadra in un contesto più ampio. E’ il mondo della globalizzazione economica i cui tempi sono scanditi dai grandi interessi economici che, in nome del profitto a tutti i costi, sono pronti a calpestare diritti duramente acquisiti a seguito di battaglie storiche. La violazione dei diritti, in qualsiasi parte del mondo essa avvenga, riguarda dunque tutti i lavoratori e le loro rappresentanze che devono necessariamente cooperare per far si che le tutele si estendano garantendo equità e giustizia a livello globale.

L’Iscos, l’Istituto di Cooperazione Sindacale promosso dalla Cisl, ha recentemente dato alle stampe un libro dedicato a un complesso progetto di sviluppo sostenibile attualmente in corso nell’Amazzonia brasiliana. Un progetto che punta, a livello locale, a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni indigene e che, a livello globale, ci ricorda come le lotte a favore dell’emancipazione dei lavoratori e contro i conseguenti fenomeni di sperequazione e dumping salariale siano di strettissima attualità, come sottolinea Gianni Alioti nel suo intervento all’interno della pubblicazione: “Il sindacalismo – spiega il responsabile dell’ufficio Internazionale Fim-Cisl, – è storicamente e in diversi contesti, un soggetto promotore di riscatto umano e sociale. Non si rivolge, quindi, solo alla tutela contrattuale dei lavoratori organizzati. In determinati casi la priorità diventa il sostegno e la creazione di lavoro autogestito”. E’ dunque necessario, secondo Alioti, che i sindacati, anche a causa della diminuzione del lavoro formale salariato e della conseguente diminuzione della rappresentatività sindacale, diano “piena cittadinanza” e accolgano le persone impiegate nell’economia solidale e in autogestione. Un ampliamento di orizzonte necessario, quindi, per combattere le politiche neoliberiste e il dominio dei mercati finanziari.

Il libro, che si apre con una presentazione di Renzo Bellini, presidente dell’Iscos all’epoca del lancio del progetto, intende dunque offrire una panoramica delle attività in corso, dei risultati raggiunti e degli obiettivi prefissati, inserendo questa specifica azione di cooperazione nel più ampio contesto internazionale di difesa dei diritti dei lavoratori. Il progetto, denominato “Sviluppo sostenibile nella frontiera dell’Amazzonia brasiliana”, cofinanziato dal Ministero degli Affari Esteri Italiano e avviato in partenariato con la Diocesi dell’Alto Solimoes, con i Frati Minori Cappuccini dell’Umbria e con la Fondazione Sipec, agisce in un paese che ha fatto registrare notevoli progressi in termini di riduzione della povertà ma che presenta ancora una forbice molto larga fra le fasce più ricche e quelle meno abbienti: in Brasile il 75% del reddito e della ricchezza nazionale è in mano al 10% della popolazione e il salario minimo è inferiore di quasi quattro volte rispetto al reddito base necessario.

L’azione dell’Iscos è dunque guidata dal principio di promuovere e sostenere l’economia sociale e solidale consapevole che i modelli sviluppisti imposti dall’alto, come sottolineato dalla Confederazione Sindacale delle Americhe affiliata alla Confederazione Internazionale dei Sindacati, non sono stati in grado di soddisfare le necessità delle popolazioni locali ma hanno al contrario alimentato emarginazione, perdita dei saperi tradizionali e povertà. Restituire alle popolazioni vittime di questi processi l’autostima e la consapevolezza di poter mettere in pratica un sistema di sviluppo inclusivo, equo e sostenibile rappresenta dunque una delle priorità del progetto che ha di conseguenza investito sulla formazione, sul recupero e sulla valorizzazione dei saperi, sul rafforzamento dell’organizzazione comunitaria.

Oltre 4000 persone, appartenenti a 25 comunità ubicate lungo il fiume Solimoes, hanno avuto così la possibilità di migliorare la propria situazione sotto l’aspetto igienico sanitario e sotto quello economico.

Molte, inoltre, le attività produttive avviate in collaborazione con il Sindacato dei Lavoratori e delle Lavoratrici Rurali (Sttr), affiliato alla Cut brasiliana. Fra queste l’apicoltura, l’artigianato, l’acquacoltura e l’agricoltura familiare che hanno dato la possibilità di creare nuove forme di reddito attraverso l’organizzazione cooperativa.

Proprio al rapporto fra la Cut brasiliana e la Cisl è dedicato l’intervento, ospitato all’interno del libro, di Giuseppe Iuliano, del Dipartimento di Politiche Internazionali della Cisl, che ha ricordato la lunga storia di collaborazione fra i due sindacati e i successi raggiunti a partire dall’elezione alla

presidenza della Repubblica di Luiz Inacio Da Silva “Lula”.

 
Collana Iscos, Bemviver.
Prospettive endogene di sviluppo nell’Amazzonia di frontiera, Iscos Cisl 2013, pp. 79 in italiano, pp. 79 in portoghese

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