Il giorno delle lavoratrici e dei lavoratori nel Brasile di Bolsonaro…

Articolo scritto da Aldenise Coelho, rappresentante di ISCOS Brasile

(traduzione in italiano di Chiara Spatafora, ISCOS Emilia Romagna)

Nel Brasile di Bolsonaro le lavoratrici e i lavoratori, tanto nel settore formale come in quello informale, non hanno nulla da celebrare dinnanzi ai numerosi attacchi sferzati da questo MALgoverno che si è insediato nel Paese. Insieme a questo orrore ci tocca altresì fronteggiare la pandemia Covid-19 che ci impedisce di scendere in strada a protestare per le perdite e le retrocessioni che hanno devastato i diritti strenuamente conquistati in anni di lotta della classe lavoratrice. Dal momento del golpe del 2016 (1) la situazione è ogni volta più complicata. Temer ha dato il via e Bolsonaro sta continuando a consolidare la realizzazione di un progetto di governo neoliberista basato sulla “Necropolitica”.

Ancora nel 2016, precisamente il 15 dicembre, nella Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato un Emendamento Costituzionale 95/16, più conosciuto dai movimenti sociali come la “PEC della morte”, che istituisce un nuovo regime fiscale nella Costituzione brasiliana, stabilendo che le spese federali – esclusi i tassi di interesse del debito pubblico – saranno congelate per 20 anni. Ciò, possiamo dire, è stato il marchio che ha istituzionalizzato il consolidamento della “Necropolitica” come progetto di governo dell’attuale genocida che occupa l’incarico maggiore della Repubblica Federale del Brasile.

Temer e Bolsonaro sono sempre stati a servizio delle élite neoliberiste, hanno sostenuto l’introduzione di riforme orientate al mercato, chiaramente indirizzate all’aumento della povertà di molti e alla ricchezza di pochi, generando miseria e disuguaglianza. Non è stato un caso che i due strumenti a capo di questa macabra manovra siano state le Riforme del Lavoro e della Previdenza, una vera e propria distruzione dello Stato Democratico di Diritto! Dal momento in cui queste riforme sono state approvate, le “canaglie” hanno compreso che il cielo era il loro limite, potendo fare dunque quello che volevano. Non c’è da sorprendersi delle assurdità e delle farneticazioni dell’attuale presidente che durante i suoi attacchi di superego fa ciò che vuole, davanti all’assoluta inerzia della magistratura. Se non fosse per l’ala oppositrice nel Congresso Nazionale, il Brasile probabilmente sarebbe un nuovo Stato dell’America del Nord, un bel regalo di Bolsonaro al suo idolo Trump.

Per chi ancora si stia chiedendo com’è stato possibile che il Brasile abbia eletto Presidente un acéfalo come Bolsonaro, è necessario solamente che faccia una breve analisi di contesto per comprendere che solo questo “verme” poteva mettersi a servizio di determinati interessi e portare avanti il piano che è iniziato con “IL GRANDE ACCORDO NAZIONALE, CON IL SUPREMO, CON TUTTO”, che prima ha rovesciato la presidenza di Dilma Rousseff (eletta legittimamente) e poi ha escluso l’ex presidente Lula dalle elezioni del 2018 attraverso un’altra manovra spregiudicata, capeggiata dall’allora giudice Sergio Moro.

Egli, scandalosamente, dopo la “vittoria” di Bolsonaro, ha accettato la carica di Ministro della Giustizia di un governo tanto inconsistente come il suo leader, senza parlare dei suoi segugi invischiati in trame sospette e criminali. Era ovvio che questo ordine di cose non sarebbe durato a lungo, con la Polizia federale curiosando nella famiglia di Bolsonaro, solo si sarebbe trovata “merda” (scusate l’espressione, ma è la più adeguata all’occasione). Secondo Moro, Bolsonaro ha tentato di interferire politicamente nelle indagini della Polizia federale, questa è stata la causa principale delle sue recenti dimissioni. E così un altro ministro di questo governo caotico è caduto. Sono stati due in un mese, nell’arco di una settimana.

Solo per riflettere e tentare di mostrare un poco il caos che sta attraversando il Paese, nel mezzo della pandemia del nuovo coronavirus il Presidente Jair Bolsonaro ha licenziato il Ministro della Salute Luiz Henrique Mandetta, semplicemente perché il presidente e l’allora ministro hanno avuto delle divergenze pubbliche sul tema dell’isolamento sociale. Chiaro che questa è una riflessione semplificata del problema ma davanti a tante informazioni e disinformazioni, quando si può, è meglio rendere le cose semplici per capire meglio il macroproblema.

Il fatto è che la pandemia espone la perversione della dottrina neoliberista, che sta per fagocitare il Brasile a causa delle azioni e delle omissioni del Presidente della Repubblica e del suo (ancora) ministro dell’economia. Bolsonaro è un essere limitato, completamente impreparato per l’incarico che occupa, e sta gettando il Brasile in una crisi politica senza precedenti. Non riesce o non vuole vedere la realtà, si ostina a ignorare le direttive dei professionisti della salute e degli scenziati che sono in prima linea nel fronteggiare il Covid-19. Continua a dare pessimi esempi di comportamento circa le misure di protezione che evitano il contagio o la diffusione del virus, insiste sulla narrativa che il Brasile non può fermarsi per non danneggiare l’economia, che la disoccupazione uccide più che il coronavirus e che molta gente comincia a temere di più la morte che sarà causata dalla disoccupazione che il pericolo imminente di contrarre un virus mortale e causare un collasso della sanità pubblica. Ad aggravare il problema, abbiamo un ministro dell’economia attaccato a un modello economico incapace di garantire condizioni degne di vita per la maggioranza della popolazione, un sistema che penalizza in maniera crudele la classe lavoratrice.

Nell’adottare una politica economica neoliberista, meglio definita come “Necropolitica”, il Brasile ha aumentato la miseria e la disuguaglianza. Mentre il mondo pensa come applicare misure anticicliche per contenere le morti e il collasso dell’economia, in Brasile Paulo Guedes parla di riforme che rimuovono la responsabilità dal potere pubblico e rendono fragili gli aiuti alla popolazione. Risulta chiaro che questo MALgoverno segue la logica neoliberista e vuole minimizzare il più possibile la responsabilità dello Stato e la sua partecipazione nell’economia, il che ci porta ancora una volta a una situazione in cui le lavoratrici e i lavoratori perdono il proprio impiego per mancanza di uno Stato forte che garantisca loro i diritti di fronte a una calamità pubblica.

Con la devastazione provocata dal coronavirus è diventata ancora più palese la situazione precaria della classe lavoratrice, la stessa che si trova indifesa legalmente, socialmente ed economicamente. È un quadro orripilante, ma può servire anche per ricostruire una lotta ancora più agguerrita contro il modello neoliberista. Se questo modello non “muore”, la classe lavoratrice affronterà conseguenze allarmanti. Bisogna resistere per continuare ad esistere!

“LAVORATRICI E LAVORATORI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI”
VIVA LA CLASSE LAVORATRICE!

(1) Tra l’aprile e il maggio 2016 la maggioranza dei deputati e senatori del Congresso brasiliano decretarono la destituzione della Presidente in carica, Dilma Roussef del PT. Subentrò il Vice-Presidente Michel Temer del PMDB.

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