26 anni di memoria e di solidarietà: Srebrenica e la rotta balcanica

News di Andrea, Antonio, Marion e Tamara

“Immaginate dei polli. A migliaia. A decine di migliaia. Bianchi. Immaginateli razzolare liberi in un gigantesco capannone, dotato di una grande porta e di svariati finestroni. Uno dei quali si affaccia direttamente nel soggiorno della casa di Ifeta Mejremić e di sua sorella Safeta. Ora provate a immaginare una località della Rs di Bosnia il cui nome è Konjević Polje; impossibile farlo, se non ci siete già stati. A due passi da Bratunac e a qualche passo in più da Srebrenica, Konjević Polje è una piccola serie di case disperse nel niente più assoluto, dove sembra ancora di sentire, neanche troppo in lontananza, l’eco delle urla delle vittime della pulizia etnica e l’odore acre della polvere da sparo. Povertà e oblio sono le due parole che meglio caratterizzano questo luogo. Konjević Polje è il più grande villaggio di returnees, di sopravvissuti alla guerra e alla pulizia etnica di tutta l’area.”

Inizia così il capitolo de La pace fredda, è davvero finita la guerra in Bosnia Erzegovina? (Infinito Edizioni 2020), che racconta la storia di Ifeta e Safeta e la nascita dell’Associazione di donne Jadar impegnata nel reinserimento sociale ed economico delle donne returnees, sopravvissute al genocidio di Srebrenica. Sfollate e disperse in tempo di guerra, alcune di loro, non tutte, hanno deciso di tornare alle proprie case distrutte.

Jadar ogni anno organizza il punto di ristoro e riposo per le migliaia di persone che partecipano alla Marcia per la pace lungo i sentieri di montagna tra Tuzla e Srebrenica per oltre 100km. Una marcia che ripercorre in direzione contraria il cammino verso la salvezza compiuto da centinaia di uomini che hanno cercato, poco più di 25 anni fa, di sfuggire ad un colpo in testa o alle spalle prima di venire gettati nelle fosse comuni dagli aguzzini di Radko Mladić. Da anni ISCOS sostiene questo sforzo di accoglienza e solidarietà nei confronti dei marciatori che vogliono ricordare le vittime del genocidio, le famiglie spezzate, i paesi distrutti. Ricordare per chiedere giustizia.
Quest’anno una nostra delegazione parteciperà alla distribuzione di cibo, acqua, frutta per rifocillare i marciatori stremati che arriveranno a Konjević Polje il 9 luglio. Due giorni dopo saremo insieme ai tanti attivisti e tante attiviste per i diritti umani, tra cui anche le Donne in nero di Belgrado in arrivo dalla Serbia, con le famiglie in lutto al Memoriale di Potočari per la sepoltura di qualche decina di piccole bare verdi con i resti di quelle vittime della pulizia etnica di 25 anni fa che ancora oggi non hanno potuto avere una degna e umana sepoltura.

Never forget Srebrenica, non dimenticare mai Srebrenica…

Jadar, come altre associazioni locali (poche purtroppo anche per il forte ostruzionismo delle istituzioni governative), non è rimasta a guardare le centinaia, le migliaia di persone, oggi in transito lungo la rotta balcanica. Nel ricordo di quello che hanno vissuto loro stesse 25 anni fa: senza cibo, senza scarpe, senza direzione apparente, cercando di aggrapparsi ad ogni tappa del loro vagare ad un’ancora di salvezza gettata da qualche estraneo. Ogni tappa alla ricerca di un punto di ristoro. Un piatto caldo, un paio di scarpe. A Jadar e alle sue azioni di solidarietà lungo la rotta balcanica sono andati una parte dei fondi raccolti dalla campagna ISCOS – I walk the line presidi di solidarietà lungo la rotta balcanica soprattutto per portare aiuto a quei ragazzi, uomini, donne e a quelle famiglie in transito nella zona est della Bosnia Erzegovina fino alla città di Tuzla.

  

In una idea di solidarietà che supera i confini della geografia e della storia, abbiamo accolto la richiesta di aiuto di chi in Bosnia Erzegovina ha deciso di prestare soccorso, aiuto e supporto a chi si trova oggi a fuggire da una guerra (o da tante guerre), a scappare da una dittatura, da una persecuzione o dalle violenze, o semplicemente a chi ha deciso di cercare di dare a sé stessi e alla propria famiglia un futuro migliore. Lontano da casa. Perché, e lo sanno bene le donne di Jadar, è difficile decidere di lasciare la propria casa, è difficile partire con un solo zaino in spalla, e a volte senza neppure quello. È difficile lasciare i propri genitori, figli, fratelli e sorelle, è difficile pensare di viaggiare quasi senza meta per anni, soffrendo la fame, il freddo, il caldo, subendo violenze… È dura rimanere insensibili a tutto questo, per chi lo ha già vissuto sulla propria pelle. Anche per questo è importante non dimenticare.

La nostra delegazione visiterà così le principali tappe della rotta balcanica in Bosnia Erzegovina: il Cantone di Una-Sana, ovvero il punto di partenza per il game verso la Croazia, la città-rifugio di Tuzla, la capitale Sarajevo e il confine con le montagne del Montenegro. Incontreremo così la Croce Rossa, Kompas 071, Jadar, Bona fide, ma non solo anche Lotos, Spid club, Forgotten Children of War, Cure, Nera e tante altre associazioni con cui in questi anni abbiamo costruito percorsi di solidarietà, inclusione sociale, tutela dei diritti umani. Importanti saranno anche le riunioni di coordinamento con Cisp, Ipsia e Caritas per le attività di Sostegno di emergenza ai migranti in Bosnia Erzegovina, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna.

Cercheremo di raccontarvi, giorno per giorno, quello che vedremo, le loro parole, le nostre emozioni.

La delegazione ISCOS di I walk the line – network (Tamara Cvetković, Marion Lucas Mallet, Antonio Cerqua e Andrea Cortesi)

Rainews – Jugoslavia, 30 anni fa l’ultima guerra d’Europa

https://www.rainews.it/dl/rainews/media/Jugoslavia-30-anni-fa-L-ultima-guerra-d-Europa-ca0c3203-d9b9-4e38-ab15-fc7b3c4f6d74.html

 

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