Sono i chilometri percorsi in soli 3 giorni dalla delegazione di Iscos per incontrare gli attivisti in loco diNo Name KitchenaBihace diCompass 071aSarajevo, oltre i volontari delle associazioni formali e informali (presidi di solidarietà), che abbiamo sostenuto l’anno scorso grazie alla campagna di raccolta fondi per l’assistenza delle persone in transito.
Tamara Cvetkovic(Iscos Emilia Romagna e riferimento nazionale per l’area dei Balcani) insieme aGiancarlo PederzollieAlberto Marcolongo(del Comitato Iscos Veneto) dal 29 gennaio al 1° febbraio, nel loro cammino lungo la rotta balcanica iniziato nel capannone gestito dagli attivisti diNo Name KitchenaBihac, hanno incontrato – sempre nelcantone Una-Sana– prima i volontariAnela MisimoviceAssim KarabegovicaBihace, dopo,Zehida Bihorac Odobasicnella città diVelika Kladusa; successivamente si sono incontrati aTuzlaconSenad PiriceSulman Riaz(proveniente dal Pakistan); infine hanno concluso il loro percorso aSarajevoincontrando cinque attivisti diCompass 071.
Come ha riconosciutoGiancarlo Pederzolliè stato importante per loro delComitato Iscos Venetoconoscere direttamente sul campo questi volontari, specie per stabilire una relazione anche con persone del posto, oltre i rapporti ‘storici’ che hanno avuto – sin dall’inizio del loro impegno di raccolta beni di prima necessità da inviare nei Balcani – con gli attivisti di No Name Kitchen che operano inBosnia ed Erzegovina.

Costruire una rete di rapporti consente avviare una riflessione e programmazione di possibili azioni di cooperazione e solidarietà da parte di Iscos rivolte anche alle fasce povere della popolazione bosniaca, ad esempio, di sostegno ai bambini delle scuole ‘sperdute’ sulle montagne e/o verso le persone più vulnerabili, come ad esempio il sostegno ai bambini disabili inseriti nelle attività di recupero e inclusione dellaSpiddiSarajevo(progetto sostenuto da Iscos Emilia Romagna). Ciò permetterebbe di acquisire sul campo, nel lavoro di sostegno alle persone in transito, una maggiore credibilità e legittimità nei confronti delle istituzioni e delle popolazioni locali.
ASarajevo, come già segnalato, c’è stato l’incontro con i giovani attivisti della Ong bosniacaCompass 071, nata nel novembre 2020, che gestisce un ‘centro diurno’, una struttura aperta per le persone in transito bene organizzata e molto funzionale, ubicata vicino alla stazione centrale. ACompass 071è stato destinato, ultimamente, uno dei container di beni di prima necessità inviati in Bosnia dal magazzino Iscos Veneto di Zanè (Vicenza).

Attualmente dal ‘centro diurno’ diSarajevotransitano dalle 30 alle 40 persone, rispetto alle 80-100 persone che transitavano l’anno scorso. Questo dato conferma quanto molti osservatori avevano riscontrato negli ultimi mesi. In conseguenza delle sempre maggiori difficoltà ad entrare inCroaziaattraverso laBosnia, i flussi delle persone in transito lungo la rotta balcanica stanno cambiando, re-orientandosi verso i confini dellaSerbiasia con l’Ungheria, sia con laRomania. Per queste ragioni Iscos prevede di organizzare nel mese di marzo o aprile un’altra missione anche inSerbia, per prendere direttamente contatto con altri attivisti e volontari che operano in questo paese.
Oltremodo è importante monitorare la situazione al confine traAlbaniaeMontenegrodove sono bloccate nei boschi moltissime persone e famiglie provenienti dall’Afghanistan. Il riorientamento delle rotte lungo i Balcani è fisiologico e segue un movimento pendolare dipendendo dalle circostanze.
Per questo motivo come Iscos riteniamo fondamentale organizzare una rete logistica nella regione balcanica, sull’esempio di quella organizzata in Italia intorno all’hub di Zanè. L’idea è utilizzare la struttura gestita daNo Name KitchenaBihacnon solo per le necessità delcantone di Una-Sana, ma anche come hub da cui ridistribuire i beni materiali provenienti dall’Italia verso altri centri inBosnia,MontenegroeSerbia.
Allargare il nostro raggio di azione inSerbiadella campagna‘I walk the line’è importante in generale anche per le attività di cooperazione della rete Iscos nella regione, tenendo conto del peso economico-sociale e sindacale di questo paese e del numero di immigrati provenienti dall’Asia che vivono e lavorano inSerbia, in condizioni di iper-sfruttamento, specie in agricoltura e in alcuni settori manifatturieri.





