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Libertà sindacale in Birmania

Sintesi del nuovo documento di approfondimento disponibile online

In Birmania non esiste nessuna libertà sindacale. Pur avendo ratificato la Convenzione 87 sulla libertà sindacale nel 1955, il governo infatti ha proseguito nella violazione della Convenzione, venendo meno ai suoi obblighi di adempimento. L’unico sindacato presente, FTUB (Federation of Trade Unions of Burma), è stato messo fuori legge ed è sottoposto a gravi persecuzioni, potendo mantenere soltanto una presenza clandestina. Il caso è stato esaminato in più riprese, tra il 1989 e il 2010, dalla Commissione dell’ILO sull’Applicazione delle Norme e dal Comitato dell’ILO per la Libertà Sindacale.

La repressione ha reso il lavoro del sindacato estremamente pericoloso e difficile da svolgere. Al momento sono ben 54 gli attivisti del lavoro e i rappresentanti sindacali in stato di detenzione. Tra questi Myo Aung Thant, già membro del Sindacato birmano delle imprese del settore petrolchimico, è stato arrestato, torturato e condannato all’ergastolo per alto tradimento per aver intrattenuto contatti con la FTUB. Altri sindacalisti come Shwe Mhan, sono stati arrestati e condannati a morte, pena successivamente commutata nella pena dell’ergastolo,con la falsa accusa di alto tradimento per i contatti con l’ILO e la FTUB. Grazie alla pressione delle organizzazioni sindacali internazionali, questi sindacalisti sono stati finalmente rilasciati. Azioni intimidatorie si hanno costantemente da parte dell’esercito, come nei confronti di 934 lavoratori della Hae Wae Garment, azienda tessile sita nella township di South Okkapala a Rangoon.. Arresti, torture e condanna da parte di un tribunale speciale costituito in carcere si sono avuti per decine di attivisti della FTUB condannati a pene detentive da 3 a 25 anni di carcere per aver utilizzato telefoni satellitari per trasmettere informazioni all’ILO e a movimento sindacale internazionale attraverso l’intermediazione della FTUB. Moltissimi altri sono i casi di gravissime violazioni della libertà sindacale.

Nel corso dell’esame della violazione della Convenzione 87, il Governo ha costantemente negato l’assenza di libertà sindacali. Purtroppo le cose stanno diversamente. Nel 1988, in occasione del colpo di stato militare, è stata emessa l’Ordinanza n° 2/88, la quale vieta qualsiasi attività alla quale partecipino cinque o più persone, tra cui “assembramenti, marce o processioni, canto di slogan, discorsi in pubblico […] indipendentemente dal fatto che tali atti abbiano l’intento di creare disturbo o di commettere reati”. Secondo quanto previsto dalla legge del 1908 sulle associazioni illegali, inoltre, “chiunque sia membro di un’associazione illegale, o partecipi alle sue riunioni […] viene punito con il carcere per un periodo non inferiore ai due anni”.

Alla luce della perdurante assenza di libertà sindacali e data la presenza di un contesto caratterizzato dallo sfruttamento dei lavoratori e da un ricorso su larga scala al lavoro forzato, il sindacato internazionale ha chiesto la costituzione di una Commissione d’Inchiesta ILO sulla libertà sindacale.

Stante la mancata attuazione delle raccomandazioni della precedente Commissione d’inchiesta dell’ILO sul lavoro forzato del 1994, appare chiara la necessità di rafforzare un ambiente favorevole atto a garantire il pieno godimento di tutti i diritti fondamentali dei lavoratori. La presenza legale di un sindacato effettivo, forte e indipendente costituirebbe già di per sé un passo importante, ma rappresenterebbe anche uno strumento essenziale per lo sradicamento del lavoro forzato, sostenendo quindi la messa in pratica delle raccomandazioni della precedente Commissione d’inchiesta dell’ILO, ben lungi dall’essere state attuate. In pratica non è stato compiuto nessun progresso. Tale passo sembra sempre più urgente al fine di permettere il fiorire di organizzazioni sindacali libere e indipendenti e per consentire la difesa dei diritti dei lavoratori.

Con l’obiettivo di guadagnare tempo, la giunta militare birmana ha a più riprese dichiarato che la Birmania è un paese in transizione e che la nuova Costituzione avrebbe costituito la base per l’adozione di nuove leggi per la piena attuazione della Convenzione 87. Purtroppo la Costituzione imposta al popolo birmano non garantisce il diritto alla libertà sindacale, sottoponendolo “alle norme approvate per garantire la sicurezza dello Stato, il prevalere della legge e l’ordine, la pace e la tranquillità delle comunità, l’ordine pubblico e la morale”.

Da qualche tempo si parla di un nuovo progetto di legge sul lavoro, ma sono forti le preoccupazioni che si tratti di un documento destinato a rimanere lettera morta, utile soltanto a garantire una facciata di legalità in ambito internazionale.

Il perseverare della mancata attuazione delle raccomandazioni della Commissione d’Inchiesta sul lavoro forzato evidenzia come, in mancanza di una promozione della democrazia, dello stato di diritto e della libertà sindacale nel paese, non potrà esservi nessuno sradicamento del lavoro forzato. Per questo motivo allentare la pressione nei confronti del regime sarebbe un grave errore e l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sulla libertà sindacale si rivela più che mai necessaria.

Il testo completo è disponibile online nella sezione documenti.

Loredana Teodorescu per ISCOS-CISL

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