Sviluppi in materia di lavoro forzato


Sintesi della nota della CISL presentata al Gruppo Lavoratori del Consiglio di Amministrazione ILO, novembre 2010.

I risultati elettorali del 7 novembre e la Costituzione del 2008, redatta unilateralmente dalla giunta, garantiscono di fatto al regime un’amnistia in relazione alle violazione dei diritti umani e ai crimini di guerra. L’assenza di uno stato di diritto avallerà, nella pratica, le violazioni delle Convenzioni ILO sul lavoro forzato e sulla libertà di associazione, minando la possibilità di sradicare il lavoro forzato ed eliminare tutte le altre violazioni dei diritti umani.
Severe critiche sulla situazione dei diritti umani in Birmania sono state sottoposte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite da parte del Segretario Generale Ban Ki moon e del Relatore Speciale dell’ONU sui Diritti Umani in Birmania, Thomas Ojea Quintana. Nel settembre scorso Quintana ha reso pubblico un ulteriore rapporto nel quale si dichiara che le violazioni dei diritti umani, tra cui il costante ricorso al lavoro forzato, costituiscono il risultato di una politica dello Stato con la complicità delle autorità a tutti i livelli di governo, dei militari e della magistratura.
In base a ripetute denunce, sussisterebbe la possibilità che alcune di queste violazioni dei diritti umani possano rientrare nelle categorie dei crimini contro l’umanità o dei crimini di guerra ai sensi dello Statuto della Corte Penale Internazionale. Le istituzioni delle Nazioni Unite potrebbero pertanto considerare la possibilità di costituire una commissione d’inchiesta “con un mandato investigativo specifico in modo da intervenire sulla questione dei crimini internazionali”.
Va ricordato che a tutt’oggi non è stata attuata nessuna delle Raccomandazioni della Commissione d’Inchiesta dell’ILO istituita nel 1997 che richiedevano di intervenire sui testi legislativi in modo da renderli conformi alla Convenzione n° 29 Convenzione 29 sul lavoro forzato, garantire che il lavoro forzato non venisse più imposto dalle autorità e comminare severe sanzioni penali contro l’imposizione del lavoro forzato.
La violazione dei diritti umani e il ricorso al lavoro forzato comportano effetti a cascata sia nella regione, sia a livello internazionale, causando problemi di sempre maggiore gravità in relazione al crescente numero di rifugiati, ai flussi migratori e al traffico di esseri umani in tutto il sud-est asiatico.
La Birmania si colloca al decimo posto al mondo per le proprie riserve di gas naturale ed è un paese ricco di risorse naturali. La vendita del gas costituisce la principale voce di introiti per la giunta, dato che nel periodo 2008-9 ha rappresentato circa il 50% dei ricavi dalle esportazioni, per un totale di 2,4 miliardi di dollari. Nel recente passato la costruzione di gasdotti nel paese ha comportato il ricorso al lavoro forzato, intimidazioni, confisca dei terreni e altri abusi dei diritti umani da parte dei soldati, molestie e incarcerazione per coloro che presentavano tali denunce. Stante il considerevole incremento dei redditi provenienti da petrolio, gas e altre fonti di esportazione, risulta inaccettabile che a tutt’oggi non siano stati previsti i necessari stanziamenti di bilancio volti a garantire l’assunzione di lavoratori su base volontaria piuttosto che ricorrere al lavoro forzato.
Attualmente la Cina sta costruendo circa 4000 km di condotte parallele di gas e petrolio tra Birmania e Cina; successivamente la Cina procederà all’acquisto di riserve di gas naturale offshore che garantiranno alla giunta introiti per oltre 1 miliardo di dollari all’anno per i prossimi 30 anni. I lavoratori sono estremamente preoccupati del fatto che lungo il tracciato delle condotte sono stati dispiegati circa 13.200 soldati, con la potenziale conseguenza di deportazioni forzate, lavoro forzato, confisca dei terreni e numerosi altri abusi da parte dei soldati.
Secondo le denunce della FTUK, la Federazione Sindacale Kawthooley, affiliata alla FTUB “nella situazione attuale il lavoro forzato e le violazioni dei diritti umani vengono praticate costantemente dalle truppe dell’SPDC nello Stato Karen, ad esempio nelle aree di Toungoo, Nyaung Lay Bin e Pa Pun. Si tratta di aree localizzate nei pressi della capitale dell’SPDC, Nay Pyi daw. Con l’obiettivo di tenere sotto controllo l’intera zona e di promuovere programmi di sviluppo nelle regioni collinari, l’SPDC recluta costantemente abitanti dei villaggi per il trasporto delle razioni da un campo all’altro, per la pulizia delle strade, la costruzione di ponti, la riparazione di campi dell’esercito, la fornitura di legname e bambù, la costruzione di tetti di paglia e la fornitura di animali domestici utilizzati come cibo”.
In queste aree gli abitanti dei villaggi denunciano che i militari nazionali, continuano ad esigere il più pesante contributo in termini di lavoro forzato, una pratica che è parte integrante del modo di operare dei militari. I civili sono costretti a costruire e riparare strade, ponti, edifici e installazioni militari. Con l’aumento della militarizzazione, i militari continuano a fare un sempre maggiore affidamento sulle comunità locali, le quali sono tra l’altro costrette a fornire cibo, forza lavoro, approvvigionamenti e reclute. L’utilizzo di portatori forzati prosegue, con civili e addirittura prigionieri locali che vengono fatti uscire di prigione e costretti a trasportare forniture ed equipaggiamenti militari per conto di pattuglie, oppure durante le operazioni di rifornimento stagionali.
Vi sono documenti che provano l’uccisione o l’abbandono di portatori feriti, malati o troppo stanchi per lavorare. Le schermaglie con gruppi armati non statali e le mine utilizzate da tutti i gruppi armati attivi in Birmania orientale costituiscono un pericolo per i civili costretti a lavorare come portatori e Si continua a documentare la presenza di bambini soldato all’interno dell’esercito come pure di altri gruppi armati non statali.
I rapporti di FTUB, la federazione di sindacati birmani, denunciano un aumento del numero di campi dell’esercito nello Stato Karen , mentre in alcune aree si ricorre ai civili in qualità di sminatori. Secondo quanto riportato, inoltre, allo scopo di evitare potenziali denunce in molte situazioni, recentemente l’SPDC ha modificato la propria strategia di reclutamento del lavoro forzato, ad esempio non firmando i documenti contenenti gli ordini o facendo più semplicemente ricorso ad ordini verbali impartiti ai capi villaggio.
In tutte le zone in cui sono state svolte delle indagini da parte di KHRG, il Karen Human Rights Group, da anni impegnato sul tema del lavoro forzato in Birmania, gli abitanti dei villaggi raccontano costantemente dei propri tentativi di proteggersi dal lavoro forzato e degli effetti che ciò causa sulla loro sopravvivenza. Per evitare il reclutamento, le persone sono spesso costrette ad abbandonare le proprie case per diversi mesi, cercare rifugio permanente nelle giungle e nelle montagne non controllate dallo Stato, oppure verso la vicina Thailandia come rifugiati o lavoratori migranti. I ricercatori del KHRG continuano inoltre a documentare la presenza di bambini soldato all’interno dell’esercito come pure di altri gruppi armati non statali.
FTUK e FTUB, hanno proposto al Gruppo Lavoratori del Consiglio di Amministrazione ILO una serie di interventi considerati necessari al fine di porre fine al ricorso al lavoro forzato, che includono la revisione della Costituzione del 2008; il rafforzamento dell’ufficio dell’ILO nel paese; la pubblicazione di materiale informativo tradotto nelle lingue dei gruppi etnici da distribuire in tutti i villaggi e l’istituzione di una Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sui crimini di guerra e sui crimini contro l’umanità; La attuazione delle Raccomandazioni della Commissione d’inchiesta, in particolare per quanto riguarda la questione del bilancio; la richiesta di un parere consultivo urgente alla Corte Internazionale di Giustizia sulla violazione della Convenzione sul lavoro forzato.
Il testo completo della nota è disponibile online nella sezione documenti.

Loredana Teodorescu per ISCOS-CISL

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