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Nuovi dati dall’OCSE sulla cooperazione internazionale: gli Aiuti Pubblici allo Sviluppo in calo rispetto al 2016

 
 
Dagli ultimi dati forniti dal Comitato di assistenza allo sviluppo dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), emerge una riduzione globale degli aiuti allo sviluppo dello 0,6%, per la prima volta dal 2012 si assiste ad una tendenza negativa.
Questo calo è soprattutto una conseguenza dell’attenuarsi della crisi migratoria che ha interessato l’Europa nel triennio 2014-2016, e che ha visto l’arrivo sul territorio italiano di mezzo milione di migranti forzati, costretti ad abbandonare i loro Paesi dalla fame e dalla guerra, un fenomeno dal forte impatto sociale che però dal 2017 ha iniziato a recedere.
Per molti Paesi europei il calo dei flussi finanziari per l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS), è quindi dovuto alle minori risorse destinate ai rifugiati, che nella media europea sono scesi dall’11% dell’APS totale nel 2016, al 9,7% del 2017. Di fatto, come mostrano i dati forniti dall’OCSE, se si escludono i costi di gestione dei rifugiati interni ai Paesi donatori, si può notare un aumento dell’APS del 1,1% rispetto all’anno precedente.
Le risorse destinate agli aiuti umanitari nel 2017 sono aumentate invece del 6,1% rispetto all’anno precedente, questo dato riflette gli sforzi compiuti dai Paesi dell’OCSE per affrontare l’afflusso di rifugiati, anche qui con qualche differenza, chi più e chi meno.
Così il Presidente di ISCOS Giuseppe Farina commenta sui numeri della cooperazione italiana nel 2017: “Dei trenta Paesi membri del DAC (Comitato di Assistenza allo Sviluppo), i maggiori donatori di APS netti sono gli Stati Uniti d’America con oltre 35 miliardi di dollari messi a disposizione, segue la Germania con quasi 25 miliardi, poi Regno Unito (18 miliardi di dollari), Giappone (11,5 miliardi) e Francia (11,4 miliardi).
I Paesi che hanno soddisfatto l’obiettivo imposto dall’ONU, di un APS che sia almeno lo 0,7% del Reddito Nazionale Lordo, sono la Danimarca (0,72%), il Lussemburgo (1%), la Norvegia (0,99%), la Svezia (1,01%) ed il Regno unito (0,70%). Ma anche fuori dall’OCSE alcuni Paesi hanno superato la soglia dello 0,7% rispetto al proprio RNL, è il caso della Turchia (0,95%) e degli Emirati Arabi Uniti (1,31%)”.
Tra i Paesi membri del DAC, nel 2017 un aumento considerevole dell’APS si è avuto in Italia, Francia, Giappone e Svezia, mentre si è avuto un calo delle risorse finanziarie in Australia, Austria, Grecia, Ungheria, Norvegia, Slovenia, Spagna e Svizzera.
L’aumento dell’APS in Italia è del 10,3%, arrivando così nel rapporto APS/RNL allo 0,29% rispetto allo 0,27% dell’anno precedente. Anche la Francia e la Svezia sono in una fase di crescita, rispettivamente del 15% e del 10%, così come il Regno Unito, che ha raggiunto l’obiettivo APS/RNL dello 0,7%, ed il Giappone, che ha registrato un incremento del suo APS del 13,9% grazie ad un maggiore impegno preso nei Paesi meno sviluppati.
Negli ultimi tre anni indubbiamente la cooperazione internazionale italiana ha fatto importanti passi in avanti. Sono aumentate l’attenzione e le risorse destinate alla cooperazione internazionale, anche se siamo ancora lontani dagli obiettivi fissati in sede ONU dello 0,7% del RNL.
È stata costituita l’Agenzia della cooperazione internazionale per dare maggiore operatività agli investimenti. Sono state introdotte con la Legge 125 nuove regole sulla cooperazione internazionale, più aperta alle Organizzazioni della Società Civile e più capaci di sostenere le iniziative della cooperazione internazionale. Con alcune importanti novità: il previsto ruolo di Cassa Depositi e Prestiti come garante finanziario dei progetti e l’apertura al privato/profit nelle attività di cooperazione che rappresentano una importante occasione per aumentare gli investimenti e le iniziative della cooperazione internazionale.
Al nuovo Governo non resta che andare avanti perché di cooperazione e di solidarietà internazionale ce n’è un gran bisogno e può dare un contributo decisivo per affrontare i temi oggi emergenti della sostenibilità dello sviluppo e di una governance positiva del fenomeno migratorio che investono direttamente e naturalmente anche il nostro Paese.

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