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Piano europeo per gli investimenti: l'Italia e l'iniziativa imprenditoriale in Africa

Si è tenuta il 16 gennaio 2018 la Conferenza “Il nuovo piano europeo per gli investimenti esterni – L’iniziativa imprenditoriale in Africa e nel mediterraneo”, presso la Sala delle Conferenze Internazionali del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale. L’evento è stato organizzato da Link2007, con il sostegno del MAECI, AICS, CDP, Confindustria, ConfAgricoltura e Alleanza delle Cooperative italiane, ed in partenariato con Amref, AVSI, IABW e InfoAfrica. L’incontro, a cui l’ISCOS ha partecipato con una propria delegazione, ha visto la presenza di numerosi attori coinvolti, istituzionali, delle imprese e della società civile.  
È importante evidenziare quelli che sono stati gli aspetti innovativi dell’incontro: è la prima iniziativa di tale natura che ha visto come ente promotore la società civile e il definitivo riconoscimento delle imprese come soggetto effettivo di cooperazione, in linea con il dettame della legge 125.
La conferenza aveva, infatti, l’obiettivo di approfondire le possibilità di attrazione per gli investimenti privati per uno sviluppo più inclusivo e sostenibile in Africa, previste dal Piano Investimenti Esterni. Basato su tre pilastri (Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile, Assistenza tecnica e Investment Climate), il Piano europeo per il triennio 2018 – 2020 rende disponibili 4.1 miliardi di euro, al fine di generare investimenti con un effetto di leverage pari a 10, raggiungendo così i 44 miliardi circa. Le istituzioni europee allo stesso tempo, si sono impegnate a decuplicare le risorse disponibili per il periodo 2021 – 2027. Cinque le aree prioritarie identificate: energie rinnovabili e cambiamento climatico, Pmi e accesso al credito, agricoltura ed agribusiness, digitalizzazione, sostenibilità delle grandi città. I primi progetti da realizzarsi saranno individuati già nel primo semestre 2018.
L’Italia è oggi il terzo paese in Africa per volumi di investimenti: il 95% di questi è dovuto agli investimenti di colossi come Eni ed Enel. Quasi assente la piccola e media impresa. Evidente quindi la necessità di valorizzare la spinta ad intraprendere delle imprese italiane, in aree a noi vicine, anche con partenariati veri e duratori che riconoscano la primaria importanza della sostenibilità ambientale, sociale ed economica, basata sul rispetto dei diritti umani e del lavoro dignitoso.
L’Africa è oggi il continente con la propensione all’autoimprenditorialità in età adulta più alta, ed è necessario che questo venga accompagnata su un doppio binario: imprenditorialità privata e rispetto dei diritti. Se da un lato è evidente l’importanza che può rivestire il sistema delle imprese italiane con il loro specifico know how, dall’altro il radicamento territoriale e la profonda conoscenza dei beneficiari delle ong che operano in loco può facilitare questi processi, assicurando il rispetto delle esigenze di tutti gli Stakeholder.
E l’ISCOS, vista la sua peculiarità di ong sindacale, è pronta a raccogliere la sfida.

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