#CaraIscosTiScrivo: notizie dai progetti ISCOS Lombardia su emergenza Covid-19

A cura di Maria Chiara Aliprandi
In queste settimane in cui il mondo intero è stato colpito dalla pandemia di Coronavirus, abbiamo chiesto ai nostri cooperanti notizie sulla situazione nei paesi dei progetti (di ISCOS Lombardia). Tutte le testimonianze riportate di seguito, sono state pubblicate sui canali social, Instagram e Facebook di ISCOS Lombardia.

Dall’Albania Vilson ci scrive:
 “Il governo ci ha chiesto di rimanere a casa fino al 13 marzo, scuole, bar e ristoranti sono chiusi, non si può girare in auto. Ci sono circa 35 persone positive al virus in Albania, su 3 milioni di persone non sono molti. 
Gli Albanesi pensano che in Italia vada sempre peggio ogni giorno che passa perchè i media lo raccontano così, ma l’Italia è la terra della speranza e della prosperità e per questo vincerete e avrete un futuro migliore.
 Vi saluto con molto affetto, amici Italiani!
 A presto”
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Ali Sintris del PGFTU, federazione sindacale palestinese con cui Iscos Lombardia coopera da oltre 10 anni ci scrive: 
“Oggi Io e il dr. Wael Nazif, presidente del PGFTU, abbiamo visitato il municipio di Gerico e incontrato il sindaco, con cui ci siamo accordati su di un progetto a supporto delle persone rimaste disoccupate a causa della diffusione del coronavirus. Metteremo a disposizione dei lavoratori piccoli progetti di agricoltura domestica per ridurre gli effetti della quarantena e della disoccupazione.
 Abbiamo anche visitato l’ufficio del governatore di Gerico, in quanto membri del comitato di emergenza, per provvedere ai servizi ai cittadini, organizzare i movimenti degli agricoltori e condurre test di laboratorio sul coronavirus.
 Nelle strutture di confine palestinesi nei giorni scorsi sono arrivati 200 palestinesi in quarantena in Giordania e provenienti da tutto il mondo che oggi hanno finito il loro periodo di isolamento. Siamo andati ad accoglierli al loro rientro in Palestina.”
Dal Perù abbiamo ricevuto notizie da Padre Giorgio Barbetta:
 “La situazione a Pomallucay per il momento è tranquilla. Il governo peruano si è mosso da subito con misure restrittive e precauzionali mettendo in quarantena le persone. Così è successo anche qui da noi” racconta Padre Giorgio Barbetta. “Sulle ande peruane nonostante le difficoltà, riusciamo a continuare a stare vicino agli ultimi, ai più poveri e ci siamo organizzati consegnando ogni 15 giorni dei pacchi di viveri che le persone vengono a prendere qui al Seminario. Anche nelle casa famiglia di Erika gli ospiti, anziani e disabili tra le categorie più fragili, vivono la quarantena supportate da Erika e da pochissimi altri addetti visto che la maggior parte delle volontarie sono a casa con le proprie famiglie. Se qui si diffondesse il virus sarebbe la fine. Non abbiamo ospedali vicino; il primo è a Chachas ad un’ora di distanza da qui ma è sprovvisto di terapie intensive. Un altro ospedale si trova a cinque ore di distanza e ha 2 sole terapie intensive. L’ultima possibilità sarebbe andare all’ospedale di Lima che si trova a ben otto ore di distanza. Il via vai dei mesi scorsi e i contatti anche qui da noi con persone provenienti dalle grandi città come Lima hanno fatto sì che anche i nostri ragazzi, in modo molto responsabile, si siano automessi in quarantena. Una bella dimostrazione di solidarietà, responsabilità e cooperazione con il prossimo. Una tra le situazioni che ci preoccupano di più è sicuramente a Chimbote, città sulla costa che voi di Iscos Lombardia conoscete bene per il progetto V.E.T.R.O che si è appena concluso. Qui abbiamo deciso di adottare il sistema di prossimità utilizzato a Pomallucay consegnando viveri ogni 15 giorni nelle baracche dei più poveri. La gente viveva di stenti già prima del coronavirus, immaginatevi cos’è quest’area adesso. Una distesa desolata di povertà. Al momento l’anno scolastico è sospeso quindi i viveri destinati agli studenti al momento ci sono e vengono utilizzati per i più poveri. La preoccupazione forte è per il domani: la ricostruzione sarà faticosa e i viveri scarseggeranno giorno dopo giorno. Ogni piccolo gesto di solidarietà fa’ la differenza. Avevamo in previsione di ricevere dei container dall’Italia ma ovviamente anche lo spostamento delle merci è bloccato. Continuate a rimanerci vicino, ve ne saremo grati”.
Cecilia Peduzzi, nostra referente per il Niger, condivide le notizie che arrivano dal Maestro Goumour, punto di riferimento e insegnante della scuola che avevamo costruito oltre 10 anni fa a Tan Barogane. Adesso il Maestro sta proseguendo il suo percorso di studi per poter raggiungere la qualifica formale di insegnante ed entrare nei concorsi e nelle graduatorie per l’insegnamento pubblico. Il Niger ad oggi registra 410 casi di malati confermati, 11 decessi e 44 guariti. Complice il caldo, il virus non si sta espandendo velocemente ma la carenza di presidi sanitari adeguati mette comunque a rischio la popolazione.
Qui di seguito il racconto di Cecilia: “Il Maestro Goumour è da tempo colpito da un’infezione prostatica che lo ha debilitato molto ma grazie al supporto di ISCOS Lombardia è riuscito a fare alcuni esami medici e sta un po’ meglio. Adesso sta facendo l’ultimo sprint per finire il suo percorso di abilitazione all’insegnamento, reso possibile grazie anche al sostegno economico della First Lombardia: per l’ultimo periodo di stage lo hanno mandato ad Abalak, dove vivono sua moglie e le sue due figlie, a casa di parenti perchè loro non hanno una casa. La situazione in Niger è sempre più complicata, anche a causa della forte corruzione della classe politica che ha via via logorato il sistema statale. La sanità e l’educazione, due settori importanti e strategici, sono ormai quasi al collasso. Il coronavirus in Niger, complice il clima caldo e secco, (tranne che nel profondo sud) non si sviluppa a ritmo veloce come in Italia e questo è sicuramente un bene. Goumour mi ha raccontato che due settimane fa erano arrivati anche da loro pacchi della cooperazione internazionale con dispositivi medici, che però il personale non sa bene come utilizzare. Il rischio è che senza formazione il materiale vada in un certo senso sprecato e che chi, come gli operatori sanitari in prima linea ne avrebbe davvero bisogno non riceva nemmeno le semplici mascherine di protezione. Due settimane fa Goumour è andato a Kijgari, un villaggio vicino a Tan Barogane, dove suo cugino lavora come infermiere, e ha incontrato Abdoulahi, il fratello minore di Mouhammadoune, un ragazzino con disturbi mentali che aveva beneficiato molto della scuola costruita con il progetto di Iscos Lombardia aperta anche ai bambini con difficoltà psicomotoria. Nonostante la povertà assoluta in cui si ritrovano, il fatto che siano in mezzo alla natura, in un clima secco, li aiuta a mantenere l’equilibrio. Vivere ancora nella casa che avevo costruito io, in cui ho vissuto, che poi ha usato Goumour permette loro di tenere vivo il ricordo di noi, oltre che di avere un aiuto, essendo tanti fratelli. Due di questi fratelli hanno disturbi mentali e sono senza lavoro, si barcamenano con la carità delle altre famiglie per mangiare un pasto di polenta di miglio, senza condimento, al giorno ma il sole e l’aria pulita, oltre al paesaggio e agli animali li aiuta. Ofin, un altro dei ragazzi della scuola che non aveva nulla, perchè suo padre non lo aveva riconosciuto e sua madre è rimasta da sola a crescerlo, vive anche lui di carità degli altri. Goumour resta un riferimento positivo e di fiducia, questo è un segno concreto e tangibile che tutto quello che abbiamo seminato resta e cresce pur nelle difficoltà.”
Iscos Lombardia continua a sostenere Goumour e il suo percorso di studi perchè si possa un giorno riattivare una scuola che non sia solo formativa ma anche inclusiva e aggregativa per tutti quei bambini e ragazzi vittime di disabilità motoria o psichica che non hanno la possibilità di ricevere aiuto perchè in Niger considerati “diversi”.
Per concludere questa bellissima riflessione di Ana Cecilia Solís da El Salvador:
 “L’arte di vivere in tempo di crisi. Nessun paese del mondo era preparato ad affrontare una così grande crisi come quella generata dalla Pandemia di Coronavirus. Tutti gli stati, chi più chi meno, hanno dovuto affrontare questa difficile situazione con diverse risorse e strategie, che però hanno il comune denominatore della necessità di imparare a gestire una malattia che si diffonde così rapidamente. Non importa se siamo esperti epidemiologi, politici, statisti o strateghi: la sfida è tenere in considerazione la lezione imparata in altri paesi, il contributo del suo capitale umano, delle sue risorse economiche e della tecnologia disponibile per affrontare questa sfida. Tuttavia, se puntiamo la lente dell’attenzione all’oggetto di questa analisi, che è ciascuno di noi come singolo essere umano, come l’unione delle persone dentro il proprio contesto familiare, ma anche come grandi apparati statali, ognuno di noi, nel percorso, è tenuto a capire come vivere questa nuova realtà e accettarla come parte della nuova forma del nostro vivere, mettendo mano al nostro atteggiamento, buon animo, abilità e capacità di rinnovamento. Sotto la pressione di queste nuove circostanze è richiesta una risposta ora, sebbene non sia sempre possibile reagire con la prontezza necessaria. Poco più di sessanta giorni fa ci si lamentava del traffico caotico nelle nostre città, dei quotidiani impegni lavorativi o famigliari che non ci permettono di prendere un momento per noi stessi la sensazione era che la vita ci avesse portato a una carriera da capogiro che ha devastato le nostre richieste di riposo e pace. Nel mezzo di questa situazione vediamo come il tempo trascorra rapido davanti ai nostri occhi e i figli, che fino a un momento fa erano bambini, ora sono adolescenti o adulti e senza darcene conto cominciano a volare con le proprie ali. Il ritmo della vita di prima ha un debito di riposo e calma verso di noi. Ora, che stiamo qui, per cause imprevedibili, ma sufficienti per chiuderci in casa senza discussioni, è giunto il momento di vivere quegli spazi di calma e meditazione fino a quando le circostanze non saranno migliori. A volte è difficile accettare che le regole del gioco in questo momento siano state definite dal un microorganismo che si contrappone al potere delle nazioni più influenti, per non parlare delle più vulnerabili, senza distinzione alcuna di razza, credo, ideologia politica, stato sociale, accademico ed economico; tutti senza eccezione sono tenuti a soccombere al distanziamento sociale come prevenzione, e a quelli che sono stati preda di questo virus tocca vivere sulla propria pelle la dimensione della vulnerabilità dell’essere umano di fronte alla malattia.

Alla fine di questa riflessione condivido alcune lezioni apprese nel processo di godere dell’arte del vivere in tempi di crisi.
L’ERRORE PIÚ GRANDE dell’uomo è credere di avere il controllo assoluto sul destino;
LA POSSIBILITÁ PIÚ REALE è la necessità di cambiare i piani in qualsiasi momento
L’OPPORTUNITÁ PIÚ GRANDE È ORA, non importa se ora è in circostanze favorevoli o avverse, in un caso o nell’altro è una sfida a scoprire nuove e migliori capacità che hai in te, fatti il regalo di reinventarti una e una volta ancora, senza paura di fallirle, con molta pazienza e umiltà
IL MOMENTO PIÚ OPPORTUNO è quello che stai vivendo per poter cambiare il corso della tua vita se è necessario, o intraprendere con più zelo e dedizione quello che già stai facendo, ma è il momento di darti e lasciare il tuo segno nel mondo con il tuo talento e il tuo fascino personale, che tutti immancabilmente abbiamo in quanto è un dono di Dio
LA NECESSITÁ PIÚ IMPERANTE è l’autocontrollo, l’importanza di non reagire per eccesso davanti alle situazioni insolite. La calma, un momento per pensare una volta ancora quale sia l’opzione migliore da adottare in un momento di crisi, ha un valore incalcolabile, davanti allá pretesa di una realtà ossessionata da pensieri esacerbati.
LA MISSIONE PIÚ IMPROROGABILE è dare il meglio di te con generosità a tutti quelli che hai intorno, dare il meglio di te per lasciare un segno e nessuna cicatrice nella vita degli altri.
LA PRIORITÁ PIÚ GRANDE è fare sentire l’amore in qualunque scenario della tua vita. Padre, figlio, compagno, fratello, amico: questa è l’opportunità di dare, amare e servire per costruire nel presente un domani migliore.”

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