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Il mio ricordo di Pedro

Una testimonianza di Maurizio Ortu Podda (1) di Dom Pedro Casaldáliga (2) vescovo di São Félix do Araguaia (Mato Grosso), morto sabato 8 agosto 2020 all’età di 92 anni.

Dom Pedro Casaldáliga

Il mio primo ricordo di Pedro risale al 1989, quando andai in Brasile per coordinare un progetto promosso dall’ACRA in un’area di occupazione rurale alla periferia della periferia di Rio de Janeiro, a Campo Alegre, comune di Nova Iguaçu (all’epoca Nova Iguaçu , prima di essere smembrato in vari altri comuni, contava un milione e ottocentomila abitanti). Me ne parlò in una missione di verifica Carlo Daghino, all’epoca responsabile ACRA (successivamente MAIS di Torino) per i progetti in Brasile.

Mi raccontò di un’assemblea di studenti della Sorbonne con Pedro: uno studente gli chiese cosa potessero fare per aiutare i popoli del cosiddetto “terzo mondo”. La risposta di Pedro, in mezzo alla sorpresa collettiva, fu lapidaria: “suicidarvi”. Poi spiegò il concetto: il suicidio doveva essere della società dei consumi, doveva rappresentare una rinuncia al nostro modo di vivere “occidentale”. Pedro spiegò che per garantire il nostro benessere nel “primo mondo” era necessario che ci fossero miliardi di persone sfruttate nel 2° e nel 3° mondo. Quell’aneddoto mi rimase conficcato in testa e non mi abbandonò più.

Successivamente sentì parlare di Pedro Casaldaliga dai militanti della CPT (Comissao Pastoral da Terra, vincolata alla Conferenza Episcopale Brasiliana) con cui collaborai, prima, a Campo Alegre e poi partecipando per due anni all’equipe di formazione del CPT Estadual dello Stato di Rio de Janeiro. E conobbi anche le sue poesie e i testi delle canzoni di Pedro Tierra, scritti da Casaldaliga. Pedro Casaldaliga era un riferimento, una luce per chi appoggiava e sosteneva le lotte dei contadini senza terra e dei “posseiros”, contro il latifondo. Pedro era uno dei principali rappresentanti della Teologia della Liberazione, uno dei fondatori della CPT (unica pastorale ecumenica in Brasile e, credo, nel mondo). E Pedro era anche “marcado para morrer”.

La possibilità di conoscerlo si presentò nel 1995, quando collaboravo a Rio de Janeiro con la casa di accoglienza dell’associazione Macondo, gestita da Maria Stoppiglia (la sorella di un altro grande profeta, Giuseppe Stoppiglia): Padre Gaetano (attuale presidente di Macondo) mi chiese di accompagnarlo all’Assemblea do Povo de Deus, che si sarebbe tenuta a Sao Felix do Araguaia (Mato Grosso) per commemorare i 25 anni della Prelazia, di cui Pedro era Vescovo. Partimmo da Rio de Janeiro il lunedì, in autobus, verso le 17 e arrivammo a Sao Felix il mercoledì sera verso le 21,30.

Ci misero a dormire in una camerata, assieme a decine di altre persone, giovani e meno giovani, provenienti da tutte le parti del Brasile e del mondo, giunti lì per commemorare quella data e per discutere di teologia e di lotte. Al mattino, verso le 6, fummo svegliati dal canto di una persona. Era Pedro, che cantava per svegliarci e per augurarci il buon giorno. All’incontro c’erano circa 400 persone, che per 3 giorni parteciparono ai diversi dibattiti e ai festeggiamenti. Mi presentarono Pedro mentre eravamo in fila per il pranzo e scambiammo poche parole, mi chiese il nome e la provenienza. La sua semplicità, il suo “essere normale”, una persona “qualunque” mi rimasero impressi. Davano appieno la misura della persona.

Il mio secondo incontro con Pedro avvenne alcuni mesi dopo a Porto Alegre do Norte, dove stavo visitando un mio amico, giovane prete, che collaborava con Macondo e che aveva chiesto alla sua congregazione di essere inviato a fare il missionario nella Prelazia di Sao Felix. Una sera, poco prima di cena, vediamo arrivare Pedro, con il suo zaino e, come di consueto, con i suoi sandali di gomma: Pedro era in uno dei suoi giri di visita nelle comunità e aveva deciso di fermarsi per quella notte a Porto Alegre do Norte. Naturalmente ero convinto che non mi riconoscesse, dato che me lo avevano presentato in mezzo a un mucchio di persone e avevamo scambiato poche parole…

Incredibilmente, invece, si ricordava perfettamente di me. Non appena si sparse la notizia della sua presenza presso la casupola dei missionari, cominciarono ad arrivare i “posseiros” e i contadini, per salutarlo. Ricordo l’attenzione e l’affetto con cui trattava tutti quelli che arrivavano, offrendosi sempre di andare a prendere l’acqua fresca per dissetarsi e dissetare. Dopo cena, a base, naturalmente, di riso e fagioli, ci sedemmo davanti alla casa a chiacchierare e a continuare a ricevere uomini e donne, che venivano a salutarlo. Durante quelle chiacchierate ci raccontò anche di una volta che viaggiò in autobus (lui si spostava tra le comunità sempre in autobus e sempre da solo) con a fianco un pistolero, pagato per ucciderlo. A confessarglielo fu lo stesso sicario, che, all’arrivo a Sao Felix do Araguaia, quando scesero dall’autobus, gli spiegò che l’avevano pagato per sparargli, ma che dopo averlo conosciuto e dopo aver viaggiato e parlato con lui, non se l’era sentito di portare a termine la “missione”.

Quella notte dormimmo nella stessa stanza nelle amache, dopo che ci salutò, perché sarebbe partito molto presto.. All’alba si alzò e uscì, zaino in spalla, per andare a prendere l’autobus che lo avrebbe portato in un’altra comunità.

Lo incontrai, l’ultima volta, nel 1999, a Curitiba, dove stavo coordinando un progetto di MAIS e della Comunità di Mambre con il CEFURIA (una ONG storica di Curitiba). La coordinatrice del CEFURIA mi invitò a un incontro di alcuni rappresentati di comunità di base con Pedro. Non appena mi vide, mi venne incontro per salutarmi: “olha aqui o italiano! (guarda chi c’è, l’italiano!)”.

Non ebbi più occasione di incontrarlo (nel 2003 tornai in Italia), ma mi è rimasto dentro. Sono agnostico, ma Pedro, insieme ai miei compagni e amici della Pastorale della Terra mi hanno mostrato che “un’altra chiesa è possibile”.

 

Dom Pedro Casaldáliga

(1) Maurizio Ortu Podda, nato nel 1954 a Guspini (Sardegna), nella seconda metà degli anni ’70 e negli anni ’80 ha ricoperto diversi incarichi sindacali nella FLM e nella FIM-CISL di Torino. Dal 1989 al 2003 ha vissuto in Brasile e lavorato come volontario in diversi progetti e attività di cooperazione internazionale. Attualmente lavora nel CSL Servizi – Ufficio Vertenze della CISL di Torino.

(2) Pedro Casaldáliga, nato nel 1928 in provincia di Barcellona, è stato un vescovo cattolico catalano radicato in Brasile dal 1968. È considerato uno dei grandi difensori dei popoli originari, dei lavoratori rurali e della foresta amazzonica. Sin da quando arrivò in Brasile, in piena dittatura militare, Dom Pedro Casaldáliga è stato al fianco delle popolazioni più vulnerabili, difendendole dallo strapotere dei latifondisti e dalla violenza dello Stato. Durante il regime militare, per questa sua lotta in difesa dei diritti umani e dei poveri, subì ben 5 processi di espulsione dal Brasile, evitati per il sostegno ricevuto da Papa Paolo VI. Ha sempre lottato per la riforma agraria e negli anni ’70 è stato tra i fondatori del CIMI – Centro Indigenista Missionário e della CPI – Comissão Pastoral da Terra. Entrambe sono tuttora la linea più avanzata delle azioni a sostegno delle comunità tradizionali, dei popoli indigeni e dei lavoratori rurali. Legato alla “Teologia della Liberazione” Dom Pedro Casaldáliga, è stato anche uno straordinario poeta e autore di diversi libri di antropologia, sociologia e ecologia. Con la sua vita, umile ed evangelica, ci ha indicato un cammino esemplare, un’azione coraggiosa di rispetto per la Terra, per la natura e per le persone che si prendono cura della Casa Comune.

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