EL SALVADOR: accentramento dei poteri, gestione delle “maras” e introduzione del bitcoin

Articolo di Enrico Garbellini

Il giovane presidente Nayib Bukele è entrato nella vita politica nazionale con una promessa di cambiamento che ha infuso speranza in milioni di salvadoregni ed è riuscito a ridurre drasticamente i livelli di violenza nel suo primo anno e mezzo di mandato. Ma questo risultato sembra dipendere da un’intesa fragile e instabile tra il governo e le bande (“maras”). Inoltre, i suoi atteggiamenti dispotici hanno generato sgomento presso la comunità internazionale, come l’ingresso dell’esercito nell’Assemblea Legislativa, o le crescenti vessazioni nei confronti della stampa.

Bukele detesta sia l’FMLN che il suo storico rivale di destra ARENA e li attacca con tweet e dichiarazioni pubbliche. I social network come Twitter e Facebook sono, infatti, le piattaforme preferite dal presidente per veicolare i suoi messaggi alla popolazione, dare ordini a funzionari di governo e attaccare i suoi avversari, i media critici e persino i difensori dei diritti umani che si oppongono ad alcune sue politiche. Bukele ha saputo capitalizzare l’usura dei due partiti che si sono alternati al potere dal 1992, FMLN e ARENA, le cui amministrazioni sono state afflitte da scandali di corruzione.

Si stima che le “maras” contano 60.000 membri (su 6,7 milioni di abitanti) che si dedicano alle minacce, alle estorsioni, alle uccisioni. Decenni di mano pesante non sono riusciti a ridurre il fenomeno. Interrompono i loro crimini solo quando negoziano con il governo. Sebbene il presidente assicuri che il calo dei crimini è dovuto al fatto che ha sottomesso le bande, ci sono prove che hanno piuttosto ridotto l’uso della violenza come parte di un’intesa informale con le autorità. Una forte ragione dietro la popolarità di Bukele è senza dubbio il miglioramento della situazione della sicurezza. Da quando ha assunto la presidenza, gli omicidi sono diminuiti di quasi il 60%. Anche le denunce di sparizioni (che spesso rispondono a persone uccise ma i cui corpi non sono stati ritrovati) sono crollate del 35%. La percezione della sicurezza è migliorata: 5 salvadoregni su 10 ritengono che l’insicurezza sia stata ridotta.

San Salvador, 24 de marzo de 2021
Foto EDH/ Yessica Hompanera

Tuttavia, un rapporto di Crisis Group ha contestato tali affermazioni. Il rapporto fa un’analisi statistica che mostra che mentre il Piano Territoriale di Controllo privilegia l’intervento in 22 comuni, la riduzione degli omicidi è avvenuta a livello nazionale, il che esclude un nesso di causalità. Inoltre, nessuna delle misure attuate all’interno o all’esterno delle carceri ha avuto un impatto immediato sull’andamento degli omicidi. Gli abitanti di varie comunità sotto il controllo delle bande riferiscono che il loro dominio non è diminuito ma al contrario si è rafforzato, in particolare durante la pandemia di COVID-19. Il rapporto conclude che la riduzione degli omicidi è dovuta meno alle politiche del governo e più alla decisione delle bande di ridurre l’uso della forza nell’ambito di un’intesa informale con le autorità.

Bukele ha dovuto affrontare crescenti critiche a livello internazionale. I suoi scontri con le altre istituzioni dello Stato hanno attirato l’attenzione di media e politici internazionali. L’Economist’s Democracy Index ha retrocesso El Salvador da democrazia imperfetta a regime ibrido. Lo scorso febbraio, un folto gruppo di organizzazioni della società civile ha presentato all’Assemblea legislativa una legge per rafforzare l’attuale Commissione internazionale contro l’impunità in El Salvador (CICIES) perché diventi un elemento fondamentale e utile nelle indagini, nelle denunce e nella lotta alla corruzione. Tuttavia, in un atto senza precedenti e chiaramente antidemocratico, il presidente ha avvertito di non sostenere né il disegno di legge né il mandato della CICIES, stigmatizzando le organizzazioni della società civile e attaccando i media che sostengono l’iniziativa. La Rete per la Democrazia Latinoamericana e Caraibica (REDLAD) chiede alle autorità salvadoregne di rispettare la partecipazione dei cittadini nelle questioni che li riguardano e di garantire la tutela dei loro diritti esortando l’Assemblea Legislativa di El Salvador ad approvare il disegno di legge che mira a rafforzare e sostenere il lavoro della CICIES nel paese. Sono stati revocati i magistrati della Camera Costituzionale della Corte Suprema Corte di Giustizia e il Procuratore Generale della Repubblica di El Salvador e nominati immediatamente i nuovi titolari.

Questi eventi illegittimi e incostituzionali sono stati denunciati dal FOCIS (Forum delle Organizzazioni per La Cooperazione Internazionale di Solidarietà con El Salvador che riunisce una trentina di organizzazioni internazionali) e dal Movimento ONG per lo Sviluppo Solidale di El Salvador (MODES) come violazione della separazione dei poteri, dello stato di diritto, dei valori democratici e dei diritti umani. Si denuncia anche la riduzione degli spazi civici. ORMUSA (Organización de Mujeres Salvadoreñas por la Paz) ci conferma questo dato con testimonianze concrete: il non rinnovo di accordi con enti pubblici, la drastica decurtazione delle risorse per programmi nazionali rivolti alla promozione dei diritti delle donne, la delegittimazione delle OSC fatte passare come entità corrotte e cinghie di trasmissione di una certa sinistra legata al FMLN e, ancor più grave, la censura applicata all’informazione che denuncia la violazione dei diritti delle donne.

In merito al processo di centralizzazione sopra menzionato, recentemente, il Presidente ha inviato all’Assemblea legislativa un progetto per modificare le leggi comunali che tagliano dell’85% i fondi che il governo trasferisce loro per realizzare opere comunitarie e toglieranno anche loro autonomia creando una direzione che centralizzi tutti i progetti. La proposta di nuova legge del Fondo per lo Sviluppo Economico e Sociale dei Comuni (FODES) ricevuta dai deputati ridurrà i soldi ricevuti dai sindaci dal 10% all’1,5% del “reddito netto corrente del Bilancio Generale dello Stato”. I sindaci rifiutano l’iniziativa perché toglie loro la capacità di svolgere lavori a beneficio delle comunità e li lascia con le mani legate.

Le prospettive di crescita per El Salvador nel 2021 sono migliorate al 7,5%, secondo il nuovo rapporto della Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (ECLAC). La crescita è dovuta agli effetti positivi derivanti dalla domanda esterna e dall’aumento dei prezzi dei prodotti. Nonostante la crescita, l’indice di Gini (che misura le diseguaglianze) si mantiene su livelli medio-alti con un valore di 38,8.

El Salvador è stato il primo Paese al mondo ad adottare i Bitcoin come moneta ufficiale, decisione annunciata in inglese e approvata espressamente da un Parlamento controllato dal suo partito, senza dare molte spiegazioni ai salvadoregni. Secondo gli esperti, in teoria, potrebbe incoraggiare altri investimenti digitali e favorire un Paese con un alto livello di povertà e capacità di crescita limitate. Ma, avvertono, ci sono anche una miriade di rischi in questo test di laboratorio. L’adozione della valuta di un Paese terzo – come il dollaro USA – o di una valuta digitale decentralizzata e non supportata da alcuna banca centrale, riduce i margini di manovra per le politiche fiscali e monetarie. L’impatto sui bilanci pubblici e sul debito è imprevedibile. Genera grandi incertezze e possibilità di speculazione. Inoltre, il bitcoin non funziona bene come mezzo di pagamento. È molto probabile che le famiglie salvadoregne, con bassi livelli di educazione finanziaria, non siano ben consapevoli delle implicazioni di uno strumento così volatile e opaco. Tanto meno usarlo come strumento per effettuare transazioni quotidiane.

Da quando il bitcoin è entrato in vigore come valuta di cambio legale, la popolazione ha mostrato la propria insoddisfazione. Questa decisione, insieme all’autoritarismo mostrato dal presidente, ha causato le prime massicce e pacifiche manifestazioni. I partecipanti includevano politici, medici, avvocati, giudici, agricoltori, attivisti, veterani di guerra, comunità indigene, studenti, femministe e gruppi LGBTQ+. Tra gli striscioni tenuti dai manifestanti si leggevano frasi come “No alla rielezione presidenziale, no al bitcoin, no alla militarizzazione, no alla dittatura!”, “Basta con gli abusi contro la stampa” e “senza indipendenza giudiziaria non ci sono garanzie per la difesa dei diritti umani”.

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