Colombia: non c’è pace per i leader sociali e per i difensori dei diritti umani

di Gianni Alioti

Il «Comitato per la Solidarietà con i Prigionieri Politici (Cspp)» in Colombia ha presentato in questi giorni il rapporto ‘Criminalizzazione della difesa dei diritti umani’ (1). La pubblicazione racconta in modo dettagliato i casi di 19 difensori perseguitati, tra cui emblematici quelli dei leader contadini e degli attivisti del movimento “Paro nacional”.

Tra il pomeriggio di martedì 15 e le prime ore di mercoledì 16 dicembre 2020, in tre operazioni quasi simultanee, i leader contadini Adelso Gallo, Teófilo Acuña e Robert Daza sono stati catturati a Villavicencio (Meta), Pasto (Nariño) e Barranco de Loba (Bolivar). I tre leader, emblematici del movimento contadino in Colombia, sono stati accusati di ribellione aggravata e terrorismo, e di essere legati alla guerriglia dell’Eln (Ejército de Liberación Nacional).

Adelso Gallo è un leader contadino del centro-est del Paese, membro ed ex presidente dell’Associazione Nazionale Contadina José Antonio Galán Zorro e promotore della Cooperativa Agricola Sarare; Robert Daza è un portavoce del Vertice Agrario, membro del Congresso dei Popoli, del Coordinamento Nazionale Agrario (CNA) e del Comitato per l’Integrazione Sociale del Massiccio Colombiano (CIMA), e Teófilo Acuña un leader riconosciuto del Magdalena Medio, membro della Commissione d’Interlocuzione del sud di Bolívar, Centro e Sud del Cesar, Sud del Magdalena e Santanderes.

Ma, dopo tutto il dispiegamento di forze che le autorità hanno messo in campo per il loro arresto, solo sei giorni dopo i tre sono stati rilasciati per ordine del tribunale. Le accuse erano del tutto infondate. La cosa grave e sconcertante è che, poco più di un anno dopo, nel febbraio del 2022, il leader Teófilo Acuña è stato assassinato nella sua casa di San Martín (Cesar).

Il caso di questi tre leader è parte del racconto pubblicato dal Cspp che ha documentato come 86 difensori dei diritti umani sono stati perseguitati in Colombia tra luglio 2019 e novembre 2021, in un contesto di agitata mobilitazione sociale. “Il 2021 è stato un anno in cui la protesta sociale e coloro che difendono i diritti umani sono stati stigmatizzati con forza”.

Del resto il 2021 è stato l’anno più pericoloso degli ultimi dodici per i leader sociali e i difensori dei diritti umani in Colombia (partner globale della Nato), come conferma un altro rapporto: il “Teatro de Sombras” del programma ‘Somos Defensores’ (2). L’anno scorso sono state certificate ben 996 aggressioni contro i leader sociali e i difensori dei diritti umani. Quasi tre al giorno, inclusi 139 omicidi.

Si tratta del dato più alto dal 2010, anno in cui il programma non governativo ‘Somos Defensores’ ha iniziato il suo lavoro di monitoraggio e registrazione degli episodi di violenza. Ciò, è un’ulteriore denuncia sull’inefficacia, se non sulle vere e proprie responsabilità, delle politiche e misure adottate dal Governo Duque per il processo di pace.

Anche in quest’anno elettorale il quadro non fa che peggiorare: nei primi tre mesi del 2022 sono stati uccisi ben 52 leader sociali. Una cifra quasi doppia rispetto ai 28 casi confermati nello stesso periodo del 2021.

A livello nazionale, Antioquia è stato il dipartimento con il maggior numero di omicidi nel 2021, con 23 casi. Seguono Cauca, con 22; Valle del Cauca, con 18, e Nariño, con undici (vedi grafico).

Secondo il rapporto, la situazione di violenza in questi dipartimenti è stata segnata dall’espansione territoriale e dal contenzioso tra attori armati illegali, che ha portato a una riconfigurazione delle dinamiche del conflitto. Inoltre, la disputa tra gruppi armati ha lasciato dietro di sé non solo omicidi, ma anche sfollamenti, reclusioni, sparizioni forzate e civili vittime di massacri. Sulla base dei casi documentati, ‘Somos Defensores’ ha evidenziato che nel 2021 sono stati perpetrati circa tredici massacri a Cauca, dipartimento che ha concentrato il maggior numero di aggressioni contro i leader sociali (245) e mantiene la tendenza degli ultimi cinque anni ad essere il più pericoloso per i difensori dei diritti umani.

Per quanto riguarda i presunti autori dei 139 omicidi registrati nel verbale, ben il 59% dei casi (82) sono attribuiti ad autori sconosciuti. L’altro 41% del totale è così distribuito: il 15% sono uccisioni perpetrate da gruppi paramilitari (21 casi), il 13% da dissidenti delle Farc (18 casi), il 6% dalla guerriglia Eln (9 casi), il 4% sarebbe attribuito alle Forze di Polizia (5 casi) e l’ultimo 3% (4 casi) sarebbero persone singole responsabili di femminicidio.

(1) Informe CRIMINALIZACIÓN DEFENSA DDHH 2021 – CSPP

(2) Informe anual 2021_TEATRO DE SOMBRAS

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