Condividiamo il seguentearticolo di Andrea Barolinipubblicato nel sito onlineLifeGate, segnalatoci dal nostro rappresentanteISCOSinMozambico,Stefano Frasca.

Previsto in Mozambico un gigantesco progetto di estrazione del gas, giudicato nefasto per il clima e rischioso per la biodiversità.
“Una bomba ecologica”. L’associazione franceseLes amis de la Terreha parlato in questi termini delnuovo mega-progetto che alcune compagnie stanno sviluppando inMozambico. Obiettivo: sfruttare un immensogiacimento sottomarino di gasindividuato alcuni anni fa al largo delle coste settentrionali della nazione africana. In barba a dichiarazioni, piani e promesse di effettuare una transizione ecologica che prevede l’abbandono delle fonti fossili.
5mila metri cubi di gas nei fondali del Mozambico
Secondo le informazioni riferite in un rapporto intitolato“Dall’eldorado del gas al caos”(scaricabile in francese nel link a fine articolo), al di sotto del fondale sarebbero presenti5mila miliardi metri cubi. Un quantitativo tale da poter trasformare una delle nazioni più povere del mondo in un importanteesportatore mondiale di gasnaturale liquefatto. Ma con un prezzo gigantesco da far pagare all’intero Pianeta: estrarre e poi bruciare talefonte fossilecontribuirà a vanificare gli sforzi (già insufficienti) effettuati fin qui dalla comunità internazionale per contrastare icambiamenti climatici. E porrà ancherischi per l’ambientelocale, a cominciare dallabiodiversità marina.

A sostenere fortemente il progetto, come facile immaginare, sono le multinazionali delle fonti fossili. Tra queste figura anche l’italianaEni, assieme alla statunitenseExxonMobile alla franceseTotal. Soltanto quest’ultima avrebbe previsto un investimento colossale, pari a25 miliardi di dollari. Ciò nella speranza di poter cominciare a sfruttare il giacimento a partire dal 2022 o dal 2023.
Emissioni pari a 7 volte quelle annuali di una nazione come la Francia
SecondoLes amis de la Terre, le dimensioni del progetto sono tali da“rappresentaresette volte le emissioni annuali di una nazione come la Francia”. Il che basta a far comprendere in che modo lo sfruttamento del nuovo giacimento in Mozambico rischia di“far sprofondare ancor di più il Pianeta nella crisi climatica”. Ma anche di“provocare accendere una miccia in una regione già teatro di tensioni”, sottolinea il rapporto.
Il riferimento è al fatto che le riserve di gas sono situate nellaprovincia del Cabo Delgado, nella quale da due anni e mezzo un’insurrezione di matrice islamista ha provocato 1.100 morti (secondo le cifre dell’organizzazione non governativaArmed conflict location and event data project, Acled). I rischi, sociali e climatici, sarebbero dunque enormi. Occorrerà verificare se a prevalere saranno, ancora una volta, gli interessi economici. Dei quali, come spesso accade, difficilmente beneficerebbe la popolazione del Mozambico.
Report “Dall’eldorado del gas al caos”https://www.amisdelaterre.org/wp-content/uploads/2020/06/rapport-mozambique-vf-fr.pdf




