
Il laboratorio agroalimentare di Kaffrine
A Kaffrine, una delle regioni più rurali e meno urbanizzate del Senegal, l’agricoltura occupa il 75% della popolazione. Eppure, nonostante questo, il tasso di disoccupazione femminile resta alto: nel 2019 solo il 62,8% delle donne in età lavorativa era attiva sul mercato del lavoro. Le infrastrutture sono fragili, il trasporto delle merci tra le regioni è difficile, e la dipendenza dall’esterno per beni di prima necessità mette a rischio la sicurezza alimentare delle comunità più lontane dalla capitale.
In questo contesto,ISCOS Emilia Romagna,Anolf RiminieAnolf Dakarstanno costruendo qualcosa di concreto: un laboratorio per la trasformazione agroalimentare nel comune di Ndioum, pensato per diventare il cuore produttivo di 250 donne lavoratrici. Il terreno è stato donato dal capovillaggio alla federazione dei Gruppi di Interesse Economico (GIE). La posizione è strategica, a pochi passi dal mercato locale. La struttura è in mattoni, alimentata da pannelli solari. Mancano ancora alcuni fondi per completare i lavori, ma il progetto è già in piedi.
Una parte del laboratorio sarà dedicata alla produzione di ipoclorito e sapone — strumenti semplici ma fondamentali per igienizzare scuole, centri sanitari, case e allevamenti. Il resto sarà spazio di lavoro per trasformare, confezionare e vendere i prodotti agricoli coltivati dai GIE stessi: un ciclo corto, sostenibile, interamente nelle mani delle donne della comunità.
Una volta completata la struttura, i partner organizzeranno formazioni professionali in trasformazione agroalimentare e produzione di igienizzanti. Perché avere uno spazio non basta: serve sapere come usarlo, come far crescere un’attività, come renderla duratura.
Il laboratorio di Kaffrine non è solo un edificio. È la possibilità per centinaia di donne di lavorare in un ambiente sicuro, generare reddito, provvedere alla propria famiglia e diventare protagoniste di una filiera agricola che oggi le esclude ancora troppo spesso.
