Proteggere i difensori dei popoli indigeni

Questo è ciò che è stato richiesto dai rappresentanti indigeni in un incontro per la ratifica dell’Accordo di Escazú, in occasione della prima COP che riguarda questo trattato che si concluderà oggi 22 aprile a Santiago del Cile.

Di fronte all’ondata di violenza che sta colpendo l’Amazzonia, è urgente lanciare una “road map” per salvaguardare la vita dei difensori dei diritti dei popoli indigeni. Questo è stato il pronunciamento dei rappresentanti dei popoli indigeni redatto durante l’incontro virtuale “Sinergie tra la Banca mondiale e l’Accordo di Escazú”, tenutasi il 5 aprile 2022. I leader hanno anche chiesto alla Banca Mondiale di includere tra le sue politiche i diritti considerati nell’Accordo di Escazú, il primo trattato internazionale che cerca di proteggere i difensori dei popoli indigeni.

ROAD MAP

Adolfo Chávez, coordinatore delle Relazioni Internazionali e della Cooperazione del COICA (Coordinamento delle Organizzazioni Indigene del Bacino Amazzonico), ha evidenziato la necessità di attuare una “road map” per “attivare un preallarme” di fronte alle minacce. Ha affermato che ogni due giorni viene ucciso un difensore, quindi con questo meccanismo le vite dei difensori potrebbero essere salvaguardate e gli impatti negativi sull’Amazzonia potrebbero essere ridotti al minimo.  Miguel Guimaraes, vicepresidente di AIDESEP (Perù), ha ricordato che nel 2021 sono stati segnalati 21 casi di minacce di morte nella regione di Ucayali. Oltre al fatto che sono state individuate almeno 113 comunità in tutta la regione le cui terre o foreste sono a rischio con la presenza di 56 piste di atterraggio clandestine. Ha inoltre sottolineato che, nonostante lo Stato abbia approvato misure per la protezione dei difensori, queste “non sono riuscite a fermare la morte e le minacce dei difensori indigeni”. Concorda con Chávez sulla necessità di ratificare l’Accordo di Escazú, decisione che in Perù è nelle mani dello Stato (Congresso della Repubblica ed Esecutivo).


ACCORDO DI ESCAZÚ

I rappresentanti indigeni hanno esortato la Banca Mondiale ad includere le tutele e i diritti considerati nell’Accordo di Escazú tra le sue politiche sociali e ambientali. Sofía de Abreu, coordinatrice regionale e specialista capo per lo sviluppo sociale, l’inclusione sociale e la sostenibilità presso la Banca Mondiale, ha sottolineato che l’organizzazione è in linea con l’Accordo. “La Banca Mondiale è allineata con l’Accordo di Escazú, perché è uno strumento molto importante e vogliamo sostenerne l’attuazione”, ha affermato. L’incontro si è realizzato pochi giorni prima della Prima Conferenza delle Parti dell’Accordo di Escazú, in corso di svolgimento dal 20 al 22 aprile presso la sede della CELAC (Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi) a Santiago, Cile. Questo è stato uno spazio organizzato dalle Organizzazioni Indigene del Bacino Amazzonico (COICA) e dall’Associazione Interetnica per lo Sviluppo della Foresta Peruviana (AIDESEP), oltre che dal Coordinamento Regionale dei Popoli Indigeni di Atalaya (CORPIAA), con il supporto tecnico della organizzazione “Diritto, Ambiente e Risorse Naturali” (DAR).

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