Si è concluso il 25 settembre a Roma con una conferenza internazionale il progetto SkillNet, promosso da ANOLF Piemonte, ISCOS e CISL Piemonte e co-finanziato dall’Unione Europea attraverso MPF-ICMPD. Un’iniziativa che in un anno e mezzo ha costruito un ponte di collaborazione tra Italia e Pakistan con l’obiettivo di favorire percorsi di migrazione legale, qualificata e inclusiva, a beneficio di lavoratori, imprese e società.
La conferenza ha visto la partecipazione di istituzioni italiane, pakistane ed europee, oltre a rappresentanti del mondo sindacale, associativo e accademico. Nei saluti introduttivi, Vincenzo Russo, presidente di ISCOS, ha ricordato come l’organizzazione sia attiva in Pakistan dal 1998 con progetti di cooperazione volti a promuovere lo sviluppo delle comunità locali attraverso il lavoro dignitoso, la formazione e la lotta contro ogni forma di sfruttamento. Tutti elementi che hanno caratterizzato anche il progetto SkillNet.

Tra i temi al centro del dibattito, l’urgenza di allineare gli standard formativi per facilitare una migrazione qualificata replicabile anche in altri Paesi. A questo proposito, il Segretario Nazionale della CISL, Sauro Rossi, ha sottolineato la necessità di superare approcci emergenziali e securitari: “Oggi serve un contributo alla ridefinizione dei processi migratori, allargando e qualificando i canali di ingresso e rafforzando la certificazione delle competenze. SkillNet ha incorporato queste attenzioni, ed è la strada giusta”.
Per Maruan Oussaifi, vice presidente di ANOLF, SkillNet dimostra che le associazioni possono lavorare insieme superando logiche assistenzialistiche: “Non serve più l’aiuto, ma uno sviluppo condiviso e nuove relazioni paritarie. Formazione, competenze e dignità del lavoro sono le basi per l’inclusione e la partecipazione attiva” ha detto.
Waqar Ali Khan, Welfare and Labour attaché del Consolato Generale del Pakistan di Milano, ha ribadito l’impegno del governo del Pakistan a facilitare i processi di mobilità legale, mentre i contributi dei rappresentanti della Commissione Europea (DG Home) e dell’ICMPD (International Centre for Migration Policy Development) hanno evidenziato come i partenariati siano fondamentali per affrontare sfide comuni: dalla lentezza delle procedure di riconoscimento, alle barriere linguistiche, fino al rischio di discriminazioni e sfruttamento.
Secondo la ricercatrice Bianca Bellucci, intervenuta alla conferenza, nei prossimi anni l’Europa avrà bisogno tra i 3,1 e i 3,3 milioni di lavoratori aggiuntivi per far fronte alle carenze del mercato del lavoro. Il Piemonte, una delle regioni più anziane d’Italia, rappresenta in questo senso un laboratorio naturale per sperimentare nuovi modelli di mobilità lavorativa.
Il risultato più importante del progetto, emerso nella presentazione di Bellucci, è il Framework per una Migrant Talent Pipeline, un modello operativo che allinea i sistemi formativi, facilita il riconoscimento delle qualifiche e rafforza la protezione dei lavoratori. Un approccio “orizzontale, basato sui dati, scalabile e replicabile”, che può diventare una buona pratica europea.

I promotori del progetto hanno concordato che SkillNet dimostra come la cooperazione internazionale possa rispondere concretamente sia alle esigenze del mercato del lavoro italiano sia alle aspirazioni dei lavoratori pakistani, creando al contempo uno strumento replicabile in altri Paesi europei, in grado di conciliare crescita economica e giustizia sociale.
Come ha sottolineato Marina Maggiore, dirigente della Direzione Generale per le politiche migratorie e per l’inserimento sociale e lavorativo dei migranti del Ministero del Lavoro, dal progetto è emerso chiaramente che un approccio di questo tipo rappresenta un “triple win”: vantaggioso per i lavoratori, per le imprese e per i sistemi Paese. A questo triplo successo contribuiscono anche l’INAPP (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche) e la Regione Piemonte, che hanno spiegato di concentrarsi sulla definizione di prassi comuni per i sistemi di classificazione e gli standard formativi.
Con SkillNet si chiude una fase di ricerca e sperimentazione, ma si apre una prospettiva nuova: testare concretamente il modello nei settori selezionati, sviluppare percorsi di upskilling mirati, produrre linee guida condivise per il riconoscimento delle qualifiche e diffondere la metodologia a livello europeo. Un percorso, in divenire, che vuole trasformare la migrazione da emergenza a opportunità, da bisogno a fattore di sviluppo condiviso.




